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CHI XÉ MONA, STAGA A CASA!

di Espedita Grandesso

 

Detti, insulti e prese in giro

 

“Esser felise come ’na scoresa a la sagra dei fasioi. Aver ’na gola da vaca. Piuttosto che i sorzi la rosega, xé megio che i osei la becola. Porchezar a arco…

 

In fondo, i proverbi e i modi di dire, come le favole di una volta, dopo aver provocato una risata a chi è pieno di problemi fino ai capelli, lasciano un ammaestramento o un consiglio, che non pretendono d’essere lezioni di filosofia, ma che – spesso – ci invitano a chiederci se non ci prendiamo troppo sul serio e a trarne le debite conseguenze. Esistono proverbi gravi, intelligenti e perfino pii, ma, nella maggior parte, sono un po’ cialtroni atti, tuttavia, ad illustrare una situazione, un modo d’essere, uno stato d’animo con una battuta fulminante.”

CUCINA SOTTO TORCHIO

di Flavio Birri

 

Primi libri di gastronomia stampati a Venezia dal 1469 al 1600

 

Nel Quattrocento Venezia fu il primo centro italiano a produrre e a diffondere in tutta Europa i libri stampati mediante torchi a caratteri mobili, grazie all’intraprendenza di molti stampatori-editori – come Giovanni da Spira e Aldo Manuzio – e all’avvedutezza del Senato Veneto, che da subito intuì l’importanza (anche commerciale) di questo nuovo mezzo di diffusione delle idee.

 

La Serenissima ebbe un ruolo importante anche nel formare un diverso modo di intendere la gastronomia mediante la pubblicazione di ricettari – alcuni celebri come quelli di Cristoforo Messisbugo, di Bartolomeo Scappi, del Platina e del Panunto – che fecero conoscere ai cuochi e agli amanti della buona tavola, le elaborate portate che venivano servite nei sontuosi banchetti di corte dei maggiori principi italiani: ricette insolite, fedeli al gusto del tempo, come il baccalà al butirro nero, il cappone in fracassea francese, le merlucce secche e la torta d’anguilla da Quaresima… ma anche consigli pratici sul come ordinare le stoviglie con garbo e perfezione o sul come trinciare la carne facendo giochi d’acrobazia per lasciare stupefatti i commensali.

DI QUA DALL’ACQUA – STORIE DI MESTRE

di Gabriella Bampo, Lorenzo Bottazzo, Diana Chiarin, Lucia Martello, Anna Maria Masucci, Marco Pitteri

A cura di Roberto Ferrucci

 

Mestre non è solo un dormitorio per turisti. Mestre ha un’immagine, un’identità, una cultura, una storia. Se a far brillare tutto ciò non se ne occupano le politiche locali, a prendersene cura, allora, sono i suoi abitanti.
Di qua dall’acqua – Storie di Mestre è una raccolta polifonica di voci che per appartenenza, scelta e casualità della vita condividono un territorio troppo spesso bistrattato.
Da un progetto corale di scrittura creativa che ha richiesto tempo, confronto e impulso nascono i racconti di Lorenzo, Lucia, Diana, Marco, Gabriella e Anna Maria. Per volerne raccontare l’essenza e la personalità, perché Mestre è molto più dell’immagine riflessa al Di qua dall’acqua di Venezia.

FANTASMI DI VENEZIA

di Espedita Grandesso

 

17 leggende del brivido in Laguna

 

I resti di un misterioso scheletro, rinvenuti il secolo scorso nella chiesa di Santo Stefano, riportano alla luce la storia delle mille conversioni (e perversioni) di Paolo Da Campo, pirata, frate e figlio d’Allah vissuto nel XVI secolo tra Venezia, Ragusa e la Terrasanta.

Gaspare Zilio si inventa il modo per campare senza far fatica conducendo una duplice vita: si finge mendicante per guadagnare le elemosine e da sfogo, segretamente, ad un abominevole vizio.

Il mazziniano Francesco Flora, incaricato di consegnare alcuni documenti preziosi e segretissimi, incappa nella milizia austriaca e cede alle pressioni solo per mano di un abate, che si rivela un santo non proprio immacolato…

 

17 leggende dannate sono raccolte in questa inquietante antologia, illustrata da preziose riproduzioni di stampe ottocentesche e corredata da un breve apparato storico-artistico che orienta il lettore ai ”luoghi del delitto”, costruendo un itinerario del mistero fra calli e campielli per far rivivere incubi reali accaduti in un passato lontano, che attrae e atterrisce allo stesso tempo.

 

I fantasmi di Espedita Grandesso, studiosa di tradizioni veneziane e autrice del libro d’arte “I portali medievali di Venezia”, provengono tutti da fonti documentate, come ad esempio “Alcune delle più clamorose condanne a morte eseguite in Venezia sotto la Repubblica”, tramandateci dall’erudito del XIX secolo Giuseppe Tassini, e mostrano il lato oscuro della città lagunare, una città labirintica, infernale, una Venezia noir dalle atmosfere gotiche e minacciose.

 

Sono storie di sangue e nobiltà vissute da personaggi illustri o di umile estrazione, scritte con uno stile vivace e accattivante che unisce il gusto del parlato a una scorrevolezza letteraria e a un’incredibile padronanza della materia trattata.

Scanditi da un ritmo incalzante i “fantasmi di Venezia” vi immergeranno in un passato dove non sempre i confini tra il bene e il male sono ben definiti.

FIOL D’UN CAN!

di Espedita Grandesso

 

16 racconti di animali in Laguna

 

È la Venezia di un tempo, vivida e vivace, quella in cui Espedita Grandesso si diverte a far girovagare gli animali protagonisti dei 16 racconti di “Fiol d’un can!”, condividendo la scena, per una volta, con i veneziani a due zampe di cui più volte ci ha fatto conoscere pregi e virtù.

 

Ed ecco le vecchie trattorie perennemente tenute d’occhio da cani imbolsiti pronti a scattare al lancio di un boccone e a scappare dai ragazzini un po’ troppo vivaci. I corrosi magazzini semiabbandonati dove figliano di nascosto le gatte e si combatte l’eterna lotta contro le pantegane. Le buie botteghe artigianali che danno sulle calli dove gatti sornioni dal loro cantuccio tengono compagnia ai padroni mentre lavorano. I burci da trasporto attraccati alle fondamenta da dove ringhiano botoli spelacchiati che sorvegliano il materiale in carico. I mercati del pesce in campo dove i gabbiani fanno gli spazzini e con una acrobazia afferrano gli scarti in volo. Le portinerie degli uffici con i cartoccetti degli avanzi nascosti in un angolo, portati dalle impiegate per il randagio che hanno adottato.

 

Espedita Grandesso pesca molto dai ricordi di gioventù, inanellando storie tenere e divertenti, qualche volta tristi, ma sempre molto partecipate, come se questi suoi piccoli amici fossero per lei più “umani” degli umani.

I SERIAL KILLER DELLA SERENISSIMA

di Davide Busato

 

Assassini, sadici e stupratori della Repubblica di Venezia

 

Veneranda Porta da Sacile, la prima omicida seriale femminile della Serenissima; Daniel Lanza, il maestro di Francese a caccia di vittime tra le calli nel Carnevale settecentesco; Marcantonio Brandolini, l’abate avvelenatore in sentore di stregoneria; Paolo Orgiano, lo stupratore vicentino dal “terribil vizio”; i conti Giusti di Verona e il rapimento della bella Angela Leonardi; il conte Lucio della Torre e l’efferato omicidio di Noale… sono solo alcuni dei criminali che molto scalpore hanno suscitato all’epoca della Repubblica di Venezia e che, per il loro modus operandi, potrebbero essere considerati dei serial killer se si applicassero loro le categorie della criminologia moderna.

 

Le ricostruzioni proposte da Davide Busato si basano perlopiù sulla consultazione della documentazione d’archivio della Quarantia Criminal e del Consiglio dei Dieci, la più potente e temibile magistratura della Dominante, e spesso hanno come sfondo una vitalissima ed inquietante Venezia ritratta realisticamente a tinte fosche. Si tratta di indagini complesse, risolte con intelligenza e mestiere dalla polizia o dagli Avogadori da Comun, servendosi quando possibile dei limitati mezzi scientifici disponibili al tempo.

IL CORAGGIO DEGLI ANTICHI VENETI

di Federico Moro

 

L’avventura – L’epopea – L’eredità perduta

 

 

“Il coraggio degli Antichi Veneti” raccoglie la trilogia completa dei thriller storici ambientati nel Veneto del III sec. a.C, costruiti sulla misteriosa figura di Nerka Trostiaia, la Gran Sacerdotessa del Santuario di Pora-Reitia di Ateste, diventata punto di riferimento per i Veneti nella loro lotta contro i Celti grazie alle estasi mistiche che la rendono la “voce della Dea”. In questo romanzi Federico Moro sfrutta a pieno tutte le sue potenti armi di scrittore: la verosimiglianza nella ricostruzione storica e la velocità adrenalinica nei combattimenti.

 

L’avventura…Le nazioni dei Celti sono riunite con l’obbiettivo di distruggere l’Armata e le città dei Veneti. La flotta dello spartano Cleonimo risale il Medoacus verso il Santuario di Lova seminando dolore e devastazione…spetterà a Nerka Trostiaia assumere il comando della pericolosa missione per salvare il popolo veneto.

 

L’epopea… La morte corre lungo il fiume Plavis, falciando guerrieri veneti e scompaginando l’avanzata delle centurie romane. Toccherà al giovane Lucio Decimo Mure svelare i retroscena dei delitti che si diramano dal Santuario di Trumusiate a Lagole.

 

L’eredità perduta… Anno 452 d.C., gli Unni di Attila sono sotto le mura di Altino: esigono la consegna del misterioso Tesoro di Reitia. Solo “l’uomo senza paura”, Orso Galbaio, può salvare la città dall’attacco risolvendo l’arcano che sta dietro alla scritta “In Altno occultus est”.

LA LAGUNA DI SANGUE

di Davide Busato

 

Cronaca nera veneziana di fine Ottocento

 

Con l’annessione al Regno d’Italia nel 1866 e l’inizio dell’industrializzazione in Laguna, Venezia entra nell’età contemporanea. Anche se i nuovi sistemi di lavoro stanno lentamente cambiando la società, rimane inalterata la passione popolare per quanto rientra nella cronaca nera, in particolar modo verso delitti e fatti di sangue. Ad alimentare tale curiosità contribuiscono i resoconti, spesso a tinte fosche, dei giornalisti della carta stampata che presenziano alle udienze in Tribunale per i processi riguardanti assassini, uxoricidi e criminali di vario genere. Presto l’avvocato Leopoldo Bizio Gradenigo e il patologo legale Vittorio Cavagnis, resi celebri dai quotidiani, avranno un seguito di ammiratori che attenderanno i loro fondamentali interventi con trepidazione.

 

La curiosità morbosa verso criminali come lo “Scannapreti” (Vianello Vianelli) e il “Questurino” (Simone Rizzardi), è identica a quella che ai giorni nostri domina nei talk show sensazionalistici e nei telegiornali… Trenta casi, che molto hanno fatto discutere i veneziani, analizzati dal ricercatore storico Davide Busato.

LA LINEA DEL 2020

20 SCRITTI E 20 SCARABOCCHI DOVE MAR GHE GERA E DOVE MAR GHE SARÀ

 

di Stefano Pesce e Cristina Cervesato

 

Il 2020 sarà ricordato come l’anno della pandemia da coronavirus Covid-19, la tragica linea di confine tra un prima e un dopo per le milioni di persone costrette a cambiare drasticamente stile di vita.
Per Stefano Pesce, fondatore de Al Vapore a Marghera, – storico locale punto di riferimento di musicisti e appassionati di jazz della città metropolitana di Venezia e non solo – i lunghi mesi di lockdown casalingo e di temporanea chiusura delle attività, sono stati l’occasione per riflettere su quanto i grandi cambiamenti sociali avvenuti negli ultimi cinquant’anni nella città operaia abbiano influito sulla sua vita, così come la travolgente scoperta dell’interplay jazzistico di Miles Davis attraverso i vinili di un amico che sfocerà in seguito in una potente spinta creativa nell’organizzazione di svariate attività culturali e lavorative, come le manifestazioni del Marghera Village, il Tam Tam e l’Estate dei Popoli.
Da tutto ciò nasce questo zibaldone costruito su spunti di lettura, ascolti radiofonici, schegge di concerti, incontri con musicisti come Tolo Marton, Stefano Bollani e Vinicio Capossela… ma anche di visioni e prospettive per una futura svolta ecologica dell’area industriale in dismissione. Un gioco di ritmiche, fraseggi e rimandi, in cui i preziosi disegni di Cristina Cervesato s’inseriscono a ogni break come parte essenziale dell’armonizzazione.

LE AVENTURE DE PINOCHIO

di Piero Zanotto

 

a Venexia e in venexian

 

”Non so come sia capità, ma de fato un bel zorno sto tòco de legno zé finìo in tel squèro de un vecio marangon de nome Toni, che tuti ciamava mastro Sariésa per via de la ponta del so naso sempre sluzente e paonassa cofà na sariésa maùra…”

 

Nel lontano 1881 escono, sul numero iniziale del ”Giornale per i bambini”, i primi due capitoli del capolavoro di Collodi, alias Carlo Lorenzini. Da allora il bambino di legno scolpito:
da Geppetto ne ha fatta di strada. Tradotto in moltissime lingue, utilizzato come testo cinematografico, teatrale, radiofonico; fonte di ispirazione per nuove versioni letterarie fedeli e non fedeli all’originale e tappa immancabile nella carriera di illustratori professionisti, Pinocchio è la favola che più rimane nel cuore dei bambini e degli adulti. Perché è immediata, ironica, scritta con un registro accessibile a tutti, grandi e piccoli, e ricca di quell’immaginario onirico e fantasioso che le ha valso l’eternità.

 

“Le sventure de Pinochio a Venexia e in venexian” tradotte dal toscano di Collodi da Piero Zanotto, nascono dal puro amore per la fiaba e da una seria riflessione sul dialetto: lingua dimenticata, deformata, relegata con sufficienza e disprezzo a singole nicchie di popolazione, merita di essere rivalutata e riconquistata dai veneziani come strumento della quotidianità del vivere, linguaggio che porta con sé gli umori e la storia di una comunità. Il veneziano di Zanotto, frutto di un’attenta e scrupolosa ripresa di quell’antico parlar di cui poche persone ormai (e ancora meno libri) sono testimoni, si adatta come una seconda pelle al burattino ‘combinaguai’ di Collodi, seguendolo nelle sue birichinate e arricchendolo di significati e di sapori inediti.

 

I luoghi di Venezia, come la sua lingua, sembrano anch’essi adattarsi, plasmarsi attorno a Pinocchio per accoglierlo, quasi fosse un personaggio nato in laguna come le ”maschere” di goldoniana memoria. E pare allora di vederlo, annunciarsi in uno squero e nascere tra le mani impazienti di ‘Mastro Isepo’; andare in ‘una barcbeta vogada a & valesana’ assieme al ‘Gato’ e alla Volpe alle ‘Tere Perse’, a Malamocco, novello Campo dei Miracoli o ‘Paese dei Ciàpa Alochi’; oppure recarsi assieme a Sluseghìn al Lido, ‘Paese dei Zogatòi’ da cui ritornerà ‘musséto’.